Quattro righe di premessa
Nonostante l’ora tarda, facevo un giro sul sito de “L’Unità” e mi è capitato sottomano la notizia, di ieri, della protesta alla Sapienza (vai al comunicato dell’ARCI) contro il decreto legge del governo sulla “sicurezza”. Leggendolo mi è venuto in mente di spulciare e adattare un mio articolo uscito questo mese su “Vox Iuvenum”, il giornale del Forum Giovanile di Torchiara.
Alza le vele il governo di centro-destra, per la quarta volta al timone del Paese, sospinto dal vento elettorale di un’Italia insicura e scontenta, che spera di riacquistare le perdute certezze e che guarda positivamente i primi passi di questo esecutivo. Assistiamo a un Berlusconi dai toni nuovi, conciliante nei confronti degli avversari e tranquillizzante sui grandi problemi del Paese. Vediamo una destra che si è vestita, nella sua parte più moderata, di una patina di bonario ottimismo, affiancata tuttavia dai fucili di una Lega che riscuote il premio per il proprio trionfo tutto settentrionale, all’insegna di un genuino estremismo ancora più pericoloso allorché proviene da un partito di maggioranza. Né risultano completamente convincenti i toni del PdL, che mal si adatta al suo nuovo ruolo e che, guadagnandosi la fiducia di un popolo ormai stanco, non manca di adottare all’occorrenza provvedimenti allarmanti. Al di là dei pur preoccupanti, primi dd. l. in aria di “ad personam”, certamente la fa da padrone il pacchetto sicurezza ad hoc per “l’emergenza Rom”, questo commissariamento straordinario e l’introduzione di un vago reato di clandestinità. Eppure il nuovo governo, con soluzioni che hanno suscitato lo stupore preoccupato della comunità internazionale, spesso in sapore di discriminazione, tiene fede al volere del proprio elettorato.

Non mi preoccupano, dunque, tanto le scelte di un centro-destra che pur non manca di suscitare profonde perplessità, quanto piuttosto, con disarmante sconcerto, le posizioni di un Paese che è l’immagine speculare di questa linea di governo, di un’Italia in cui il fenomeno dell’odio razziale e della diffidenza continua a dilagare. È tuttavia lecito chiedersi, alla luce dei fatti, se la repressione possa essere l’esorcismo delle insicurezze di un popolo, se la xenofobia che incalza la nostra quotidianità valga forse a nostra tutela. E se vi sia bisogno di risposte concrete e di una lotta seria alla criminalità, o se basti forse lo spauracchio e il capro espiatorio della segregazione razziale. Il pericolo dell’odio, semenza di ogni totalitarismo, è il focolaio di un disagio popolare che è compito di qualunque governo responsabile e occidentale sedare. Il dovere principale spetta a noi, fautori di una cittadinanza democratica ed Europea, ove non vi sia spazio per il germe del razzismo. In primis a un’opposizione responsabile, che sappia proporre scelte alternative che rassicurino la popolazione. A noi elettori che non crediamo in queste soluzioni, dato che la vera opposizione non si fa nei palazzi ma dal basso: esempi come la protesta alla Sapienza, cui partecipavano associazioni, comunità, personaggi pubblici, ma non studenti e docenti, è un esempio di questa esigenza. Anche perché è dal basso che parte questa emergenza di razzismo, dal disagio della gente comune, persone normali e a volte caritatevoli, non da skinheads e neofascisti, gente come noi; noi ne possediamo la chiave di volta, è nostro compito interrogarci al riguardo. Pensateci su.
(liberamente adattato da “Il pericolo dell’odio”, Vox Iuvenum, maggio/giugno 2008 )
David De Concilio
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