Nonostante abbiamo a che fare dal 1994 con Umberto Bossi e le sue camicie verdi, non è facile abituarsi alle invettive anticostituzionali e criminali del senatùr. E torna all’attacco a Padova, al congresso unitario di Liga Veneta e Lega Nordi: “Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’Inno dice che ‘l’Italia è schiava di Roma…’, toh! dico io” inveisce il leader del Carroccio, con il dito medio levato. “Dobbiamo lottare contro la canaglia centralista. Ci sono quindici milioni di uomini disposti a battersi per la loro libertà. O otterremo le riforme, oppure sarà battaglia e la conquisteremo, la nostra libertà“. Non contento di queste parole, Bossi ha impreziosito il suo discorso con altre, preoccupanti perle di saggezza, attaccando i tanti validissimi precari che dal sud vanno al nord in cerca di occupazione nel settore scolastico. “Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal nord. Il problema della scuola è molto sentito perché tocca tutta la famiglia”.

Notate l'espressione intelligente
Un chiaro segnale ai suoi fanatici, dunque, di aver ceduto sulla giustizia ma di guadagnare il federalismo, e al PdL, a cui intima di rispettare i patti. Preoccupazione dal Partito Democratico e da Franceschini, così come dal centrodestra, con Cicchitto che condanna e minimizza, ricordando che Bossi è abituato a fare simili minacce.
Nonostante possiamo comprendere, però, con un moto di compassione alcune idiozie quali “”Gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima“”, non possiamo non condannare con i fatti, e non solo con le parole facili della destra, attacchi inauditi e offensivi alla Repubblica Italiana, che è una, sola e indivisibile. Il federalismo e la riforma della giustizia saranno anche da farsi, ma non certo in questi termini.
In un qualsiasi Paese europeo degno di essere chiamato civile, si intraprenderebbero provvedimenti contro parole del genere, ma, come ormai a ragione dice l’Europa, non siamo più un Paese civile. E’ inaudito che sia consentito non solo a indagati e pluricondannati di rappresentare questa democrazia malata e il suo popolo allo sbando, ma che anche chi vuole distruggere questo Stato e questa Repubblica, che con tutti i suoi difetti ha pur sempre il diritto di regnare sovrana, possa, per legge e per mancanza di criterio degli elettori, accedere alla gestione di ciò che tenta di minare. E’ uno dei tanti paradossi, grotteschi e incredibili per chiunque, all’estero, abiti un posto normale e per chi, in Italia, ha conservato ancora un po’ di raziocinio, senso del dovere e dello Stato.
Né Bossi, nel suo delirio separatista e guerrafondaio (che non è, beninteso, da sottovalutare solo perché vaneggiamento, ma appunto per questo ancora più pericoloso), si preoccupa di travolgere la sua stessa Padania. Per esempio, tornando all’argomento Scuola, i professori meridionali sono indispensabili al nord. Sono 29mila i “terroni” precari che si trovano nelle graduatorie del Nord, su 70mila posti totali. Immaginate, se questi venissero meno, cosa accadrebbe alle scuole settentrionali: 41mila precari “purosangue” dovrebbero coprire 30 mila cattedre libere e 78 mila supplenze.. un po’ difficile, non vi pare? Forse anche per chi non ha molta familiarità con la matematica e su come si manda avanti uno Stato.
Abbiamo da credere e da sperare che i fucili di Bossi restino soltanto la squallida espressione di una realtà corrotta del nostro Paese e che, per la ragionevolezza che anche l’attuale governo, a meno che non si dimostri completamente spregiudicato, dovrebbe avere, queste non diventino mai un problema serio per l’Italia, almeno non su questo fronte. Ma forse, invece, il peggio deve ancora arrivare.
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