
Premessa
Tutti voi utenti di questo blog, se siete nei miei contatti di posta, sapete che uso mandare via email gli articoli che pubblico. Beh, devo dire che l‘ultimo post sul 5 in condotta ha suscitato non poche lamentele, da parte di amici, “colleghi” della Consulta e gente sconosciuta, tutti rigorosamente di destra. Mi è arrivata, tra le varie cose, una mail di risposta da parte di un fantomatico Romano Lomussini, da Roma, della cui esistenza non sono certo (sul web nessuna traccia) e di cui non mi importa molto. La mail è a mio avviso alquanto volgare, falsamente colta, sconclusionata e in puro stile fascista. Al che ho risposto. Ne è nato un simpatico carteggio che posto qui. E’ un po’ lungo, non so se vi interessa ma è per farvi capire quanta gente ignorante di destra c’è al mondo. In caso di novità, ve lo farò sapere.
PS: inutile dire che resto fermo sulle mie posizioni per quanto riguarda il decreto legge.
RESISTENCIA!
David
Romano Lomussini a David De Concilio
Beh, che dire: ancora una volta si dimostrano evidenti l’ipocrisia, il libertinaggio, l’incompetenza e la dilagante ignoranza che l’utopica ideologia pseudo-comunista vuole imporre alla scuola italiana.
Signor De Concilio, lei si fa portavoce di “conquiste”, di “idee”, di “diritti”, lascito storico di un Sessantotto di cui ha una conoscenza a dir poco superficiale e vaga. Voi sinistroidi moderni, che portate orgogliosi e tronfi alta la bandiera rossa, vi nascondete sicuri dietro luoghi comuni derivati dalla superficiale interpretazione di alcuni eventi storico-culturali.
Lei ha tanta paura di questo nuovo provvedimento, perchè? Forse perchè in questo modo non potrà più trovare scusanti per saltare la scuola, lagnandosi di qualunque stronzata non le vada a genio; oppure perchè in questo modo lei, e molti altri ragazzi, nella stragrande maggioranza aderenti ad “ideologie” filo-comuniste (perchè, le ricordo, non si può parlare di “ideologia” in un tale marasma di ignoranza) non avrete più la possibilità di saltare le ore di lezione nei bagni dei licei, a scambiarvi fumo di canne e ad arrotolarvi spinelli. Sappiamo bene entrambi che è questo quello di cui avete più paura.
Questa sua premura per tale a mio avviso inesistente problema, lascia intendere che dietro a tutto questo vi sia in realtà una consapevolezza di fondo del fatto che quelli più a rischio sanzioni, nell’ottica di questo provvedimento, siete proprio voi, giovani di “sinistra”.
D’altro canto, essendo voi sempre intenti a difendere con lagne strazianti le vostre ideologie, dimenticate quale sia in realtà la vera finalità della scuola, ossia quella di formare il giovane sia dal punto di vista culturale che umano, cosa che è incompatibile con le vostre idee libertine e anarchiche: volete una scuola in cui ognuno possa fare quello che vuole, in cui la formazione civile del ragazzo sia un optional. Cosa pretendete che esca dai nostri licei: ragazzi drogati senza alcuna prospettiva di vita, senza alcuna vera spinta vitale. Insomma, buoni a nulla.
Riguardo al fantomatico “Ottobre Rosso” da lei citato mi permetto di dire che sono ormai passati ben QUARANT’ANNI dal ‘68, quelle idee sono ormai surclassate, ripetitive, stagnanti, ipocrite e anacronistiche per il mondo in cui oggi viviamo. Le ricordo, De Concilio, che, se lei è un prodotto di quella “scuola dell’utopia” che profetizza, è scontato che la scuola italiana continui ad essere agli ultimi posti in Europa.
Ci vuole serietà, ricordi, ed obiettività.
Quindi vada per il 5 in condotta se servirà ad arginare questa dilagante ignoranza nelle nostre scuole e nei ragazzi come lei che non pongono alcun paletto ai loro comportamenti all’interno delle scuole.
Serietà, ribadisco.
Romano Lomussini,
00145, R O M A
P.S.: Piuttosto che pensare a “resistere”, cerchi di rimboccarsi le maniche e a guadagnarsi il sudato 6 in condotta.
David De Concilio a Romano Lomussini
Signor Lomussini, innanzitutto La diffido dall’usare ulteriormente epiteti di presunta ignoranza o estremismo che, Le garantisco, chi mi conosce e non parla, come Lei, in maniera ottusamente prevenuta e propria di una bassa cultura fascistoide che vuole elevarsi a registri linguistici più alti di quanto può, sa non essere propri della mia persona.
Per quanto concerne, poi, la natura del mio intervento, La invito a riflettere e a non decontestualizzare stupidamente le mie parole. Ho una conoscenza certamente più approfondita di quanto Lei crede per quanto riguarda le matrici storiche sessantottine e la portata di quegli eventi. E se, come forse Lei ritiene, il Sessantotto, da un punto di vista di cambiamenti politici o sociali è stato sterile, è innegabile l’impatto (positivo o negativo che sia, a seconda degli aspetti) nei costumi della società italiana. Le parlo, Lomussini, dello stesso impatto che ha determinato la nascita dei decreti delegati del ‘74 e, posteriormente, ha influenzato con il suo lascito storico, nel bene e nel male, la cultura del movimento studentesco nelle sue manifestazioni di portata più considerevole in questo ultimo decennio, ai quali, d’altra parte, è da attribuirsi il raggiungimento di traguardi come i due DPR (il 249/98 e il 567/96) che sono siti alla base dei diritti dello Studente italiano. Non sopravvaluto, dunque, la portata storica del Sessantotto, bensì considero, pur suo malgrado, l’influenza indiretta che esso ha avuto sull’affermazione di alcuni principi, i cui fautori sono, in alcuni casi, quei “sinistroidi moderni” di cui Lei parla, ben lungi, devo dire, dalla mia concezione politica e spesso studentesca.
Per quanto riguarda i Suoi luoghi comuni, spesso malevoli o ingenui, sul libertinaggio di cui Lei mi parla e sulle occasioni mancate di saltare la scuola, Le rammento che non tutte le realtà scolastiche sono come quelle che Lei mi descrive (e che forse ha vissuto), né tanto meno ovunque si verificano gli episodi di cui mi narra in questa maniera stupida e prevenuta. Cosa devo pensare, Lomussini? Che Lei mi stia parlando per luoghi comuni da fascistelli in erba, che sono forse i primi – badi bene – a nascondersi dietro stereotipi di superificiale interpretazione? Non Le sembra abbastanza trito e sterile il processo al Sessantotto, o è forse l’unica giustificazione che sa addurre a difesa delle Sue critiche? Cacciare fuori la solita storia della minaccia comunista (ma dove sono poi? Io non mi ritengo certo tale, né ho idee tali da poterlo sembrare, se non agli occhi malevoli di chi vuol fraintendere), non Le sembra forse una motivazione alquanto immatura e poco esauriente, caro Lomussini? Per non parlare poi, me lo lasci dire, di quanto suonino stupide e anacronistiche oggi le Sue parole sulla bandiera rossa e sulle canne nei bagni! Quanta ipocrisia o stupido bigottismo per tigri di carta costruite a tavolino! Mi spinge a dubitare della Sua intelligenza, signor Lomussini.
Ma lasciamo perdere questo sterile discorso di processi al ‘68 e presunti comunisti che spuntano dai bagni, non mi si addice di certo nascondermi dietro un dito come fa Lei, seguirla sul terreno di questo delirio sconclusionato offende la mia intelligenza, signor Lomussini. Ci tengo solo a fare una precisazione, chissà che non servi a farLa riflettere prima di parlare: il termine “ideologia”, mio caro interlocutore, nasce con accezione negativa e non piuttosto con l’utilizzo che ne fa Lei, nella Sua ignoranza. Si informi prima di scrivere, Lomussini, o abbia meno presunzione.
Passiamo invece, e mi sembra l’ora, al punto cruciale della Sua filippica, la questione di questo 5 in condotta, le motivazioni reali del mio no, in tutta sincerità, dato che non credo d’aver nulla da dimostrarLe.
E’ innanzitutto una questione di metodo: se Lei leggesse con la minima parte dell’obiettività che predica, non ci sarebbe bisogno né di dirlo, né di ribadirlo. Ma accetto anche questo, come vede, e sono pronto a star qui a parlare con Lei, nonostante la poca democrazia e civiltà delle Sue frasi fatte. Non credo sia condivisibile, anche nel tentativo utopico di difendere questa indecente politica governativa, il sistema con cui ripetutamente i governi di turno, siano essi di destra o di sinistra, hanno affrontato la situazione scolastica italiana. Non è possibile, infatti, indipendentemente dalla giustezza o meno di un provvedimento, considerare le riforme alla stregua di imposizioni dall’alto, come ordinaria amministrazione. Tra i compiti educativi della Scuola vi è, Lomussini, lo rammenti, quello di una educazione civica, non la materia che vuole la Gelmini, bensì la formazione della piena coscienza di cittadino, affinché esso sia capace di autodeterminarsi. In questa ottica risulta inaccettabile l’emanazione di qualunque normativa riguardi la Scuola sotto la forma di decreto legge, escludendo qualsiasi dialogo non solo con gli studenti, ma anche con le restanti componenti della comunità scolastica, docenti, presidi e personale A.T.A. E venga a dirmi, Lomussini, che anche il dialogo con il Ministero è un pretesto per fumarsi le canne nei bagni!
Ma questo è forse, Lomussini, l’aspetto meno importante di tutta la vicenda. Non dimentichi, sempre se Lei ha una minima conoscenza dello Statuto, che il DPR 249/98, in special modo successivamente alle modifiche introdotte dal Ministro Fioroni, assicurava perfettamente il rispetto dell’ordine scolastico e la prevenzione di episodi di bullismo o di irresponsabilità. Erano stati sanciti, mi permetto di ricordarlo a una mente eccelsa come la Sua, che sicuramente lo saprà già, diritti e doveri della componente studentesca, secondo un criterio tutt’altro che libertino o anarcoide. Lei si chiederà dov’è dunque sita la differenza tra le sanzioni disciplinari previste dallo Statuto e l’attuale decreto legge. Penserà in malafede, e senza conoscere minimamente il proprio interlocutore (e questo è un peccato d’orgoglio e onnipotenza, Lomussini: la Sua presunzione La porta a valutare per luoghi comuni), che quel che temo è un inasprimento di sanzioni disciplinari nei confronti, appunto, di quegli studenti che professano un pensiero di sinistra. Qui Lei si sbaglia, e mi cade sui pregiudizio: non rammento, nella totalità del mio intervento, una sola considerazione faziosa o di bandiera o che, se si esce dal bigottismo impastoiato del Suo pensiero, non possa essere estesa a qualsiasi schieramento politico. Ma torniamo a bomba, Lomussini. La questione è, in verità, assai semplice.
Lo Statuto affermava (art. 4 comma 3) che in nessuna maniera il comportamento può influire sul profitto. Ciò non vuol dire l’impunità che Lei, ingenuamente o maliziosamente, mi accusava di anelare nei confronti di queste presunte categorie di sbandati all’interno della componente studentesca. Semplicemente voleva dire che esisteva un metro diverso da quello della valutazione (che deve avvenire in base all’apprendimento) per prevenire comportamenti scorretti all’interno della scuola: era questo la sanzione disciplinare, così come prevista (e in maniera non certo leggera o garantista) dallo Statuto stesso.
La differenza tra le due cose, oltre che teorica e nel merito, si manifesta ed esiste prevalentemente di fatto. Ma mi spiego meglio. La sanzione disciplinare assicurava innanzitutto l’irrogazione da parte di un organo collegiale che, nel caso di quelle più gravi e che quindi prevedessero l’espulsione o la bocciatura, era il Consiglio di Istituto, decisamente super partes e garante di un criterio di maggiore obiettività rispetto al Consiglio di classe. Vi era, inoltre, la facoltà da parte dello studente di ricorrere avverso la sanzione disciplinare presso un preciso Organo di Garanzia (interno o Regionale) se avesse ritenuto, per un motivo o per un altro, sbagliata la sanzione a esso applicata. Non mi prenda per garantista, o non pensi che stia difendendo i miei interessi: non tutte le leggi devono essere ad personam, anche se so che Lei è abituato a pensarla così! Non sto certo qui a difendere i comportamenti di cui Lei, in un eccesso di foga, indottrinamento o di pura imbecillità, mi parlava. Semplicemente, riconoscevo a ognuno il diritto di manifestare la propria opinione anche rispetto a un provvedimento che può tangerlo, a volte magari ingiustamente. Sa invece, signor Lomussini, cosa succede con il 5 in condotta? Molto semplice: esso è di fatto una mera valutazione e non un provvedimento, di conseguenza esclude qualsiasi tipo di ricorso in merito. Comodo, non trova, rispetto alle classiche sanzioni che possono portare a proteste e impugnazioni? Per carità, sto pensando male, nessun professore farebbe un uso così basso di una normativa che ha il nobile scopo di prevenire canne e spinelli nei bagni! Ma, le ricordo, a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca.
Intendo sorvolare, per non abbassarmi al Suo livello, le Sue sconclusionate e vaneggianti parole, peraltro offensive, sulle finalità della Scuola: non ritengo sia opportuno spender tempo ad attaccarLa su frasi che non sono nemmeno pertinenti a quanto io ho trattato, poiché gli obiettivi da esse contenuti non costituiscono affatto lo scopo delle mie parole, che Lei, molto poco per caso e molto per volontà, ha frainteso.
Riguardo alle legittime proteste studentesche, quale strumento mi manifestazione dei propri pensieri e delle proprie opinioni (ebbene sì, Le sembrerà strano, abbiamo ancora il diritto e la facoltà di pensare, sempre in quel famoso Statuto) e a ciò che io ho chiamato “Ottobre Rosso”, non posso che ritenermi d’accordo sul superamento, storico e culturale, della fase sessantottina. Esatto, non ha letto male e non è una subdola trovata retorica da comunisti: sono proprio d’accordo con Lei. Se solo Lei, invece di concentrarsi sulla Sua crociata anticomunista e antisessantottina, avesse letto in maniera più approfondita ciò che ho scritto, non dovrei neanche essere qui a ricordarglielo. Credo sia normale, signor Lomussini, che la libera espressione di idee non è propria soltanto di un preciso momento storico, e che se è vero che oggi quei valori sono improponibili (non sto qui a parlarLe del perché, se poi vuole sarò felice di approfondire il discorso), è vero anche che ora come allora si manifesta nella società italiana una necessità, per quanto diversa, di cambiamento. Così come a quella necessità il ‘68 fu una risposta, all’impellenza odierna vanno trovate risposte diverse, più complete, più innovative, pratiche e migliori. Non rammento d’aver agognato – né ciò lascia trapelare nessuna mia parola – un ritorno utopico al Sessantotto, né la protesta può e deve essere l’unica risposta ai problemi della Scuola italiana. Lei ha trasformato una mia frase innocente e peraltro obiettiva sull’eredità culturale e indiretta delle nostre conquiste da un preciso momento storico in un’occasione per nascondersi (badi, glie lo ribadisco, Lei e non io) dietro stereotipi e frasi fatte. Non è mai stata questa, e nella mia Città è sotto gli occhi di tutti, la politica che io ho perseguito, avanzando invece, nella piena collaborazione con la componente docenti e i dirigenti scolastici, sempre richieste propositive e positive per la comunità scolastica tutta, non per delle rivendicazioni di parte come forse da Lei, signor Lomussini, e non certo da me, si è abituati a fare.
La protesta diventa, tuttavia, nel frangente attuale di un Ministero sordo al confronto con gli studenti, l’unica possibilità di far sentire la nostra voce, non come risposta unica ma come mezzo per l’elaborazione e la presentazione di soluzioni concordate ed efficienti. Sono abituato a parlare con la gente, anche con i fascisti volgari, offensivi, prevenuti e falsamente colti come Lei, lo vede bene. Ma quando non ci si capisce (e spero Lei mi capisca) si è costretti a urlare. Conviene? Mi duole dover arrivare oggi a una simile contestazione di piazza, non sono certo, contrariamente a Lei (lo lascia intendere il modo in cui utilizza le mie parole) una persona che ama speculare sui problemi reali degli studenti per farne rivendicazioni particolaristiche, negative o autoreferenziali.
E se la nostra Scuola, Lomussini, è oggi, e me ne duole, agli ultimi posti in Europa, non è certo colpa di un’utopia che peraltro io non ho mai espresso e di cui Lei indebitamente si serve per attaccarmi. Ma quale utopia poi? Non utopie, infatti, bensì proposte e azioni, costituiscono da sempre il mio metodo di svolgere il ruolo di rappresentante che attualmente ricopro. Fatti, e non parole ipocrite e banali, come sono invece quelle che Lei oggi utilizza in questa sede per screditare i miei discorsi e il mio operato. Abbia, dunque, la serietà e l’onestà intellettuale di confrontarsi con la realtà dei fatti. Non dico tutta, non pretendo mica tanto da Lei, ma almeno una parte di quella serietà e di quella obiettività di cui è tanto tronfio, la risparmi per sé e la utilizzi, caro Lomussini. Da quel che leggo, ne ha proprio bisogno.
Rispetto al 5 in condotta, non posso, dunque, che mantenere ferma – e i Suoi attacchi ingiustificati me ne offrono un motivo in più – quella linea che fino a ora ho condotto, non per sterile ipocrisia, che è forse un metodo conosciuto a Lei, non certo a chi svolge il proprio ruolo con passione, esimio Lomussini. Per quanto riguarda, poi, l’ignoranza dilagante di cui Lei parla, Le posso assicurare che non ha di che preoccuparsi: in uno slancio d’onestà (non amo la falsa modestia) credo di non averne personalmente bisogno. Per coloro ai quali serve, stia tranquillo: anche una persona come Lei può porre rimedio alle proprie vergognose lacune, basta intrattenersi qualche minuto a parlare con qualcuno che forse ne sa un po’ di più, e mi fa piacere che in questo caso Lei l’abbia voluto fare con me. Dunque non disperi, il 5 non è necessario, anche alla Sua ignoranza vi è un rimedio.
Per quanto concerne, infine, i miei comportamenti, La invito nuovamente a usare un tono di riguardo nei miei confronti, non avendo Lei né le capacità, né le conoscenze, per poter giudicare, in base a poche parole lette con le lenti dell’odio e della prevenzione, la condotta di chi ha svolto sempre in maniera egregia, soprattutto dal punto di vista disciplinare, il proprio ruolo di studente e rappresentante degli studenti.
Suvvia, dunque (e con questo la lascio alle Sue idee sedicenti), abbia almeno in questo frangente un minimo di decenza e onestà e il rispetto dovuto nei confronti di chi, contrariamente a Lei, scrive ciò che crede senza secondi fini.
Le rammento dunque: rispetto e onestà, non lo dimentichi mai. La decenza poi vien da sé.
Stupito da cotanta grassa ignoranza, cordialmente
David De Concilio
Rappresentante degli Studenti
Via Provinciale 86 bis n. 7/A 84076 Torchiara (Sa)
PS: investa meglio il suo tempo, pensando magari a ciò che scrive. D’altro canto, io non ho mai avuto problemi a guadagnarmi l’8 in condotta.
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Finalmente ho finto di leggere la tua risposta…questa volta per intero
ma la sua lunghezza è giustificata da tutte le idiozie scritte nella mail dal “fantomatico” Romano Lomussini,quelle parole mi fanno capire quanto il cervello di alcuni studenti sia alienato…confuso da luoghi comuni che portano al mancato riconoscimento di ciò che possa dannegiarli.
Non posso che unirmi alle tue parole e al tuo urlo di RESISTENCIA ma…con il pugno alzato!
Un bacio…:)
Eruyome
sono finito per caso su questo blog….a parte che,parlo con david,non capisco la tua posizione politica visto che su questo blog parla da chi il comunismo ormai l’ha superato da tempo mentre su altri chiama tutti compagni…e l’espressione “….alla lotta” non molto consona al PD partito cui credo tu sia iscritto…e partito in cui il comunismo l’hanno rinnegato tutti…vabbe libero di fare quello che vuoi ma un po piu di chiarezza ti farebbe bene…all’altro beh…sapere che ancora gente che c’e ancora chi inneggia al duce e davvero riprovevole…per me siete un po confusi entrambi…non voglio polemiche e la prima volta che scrivo su un blog e di cercare informazioni su persone che ne fanno parte perche per me il comunismo non é morto anche se in italia purtroppo si..vista l’ultima pappa che si sono divisi rifondazione e comunisti italiani…berlinguer si stara rivoltando nella tomba…finisco qui e grazie dello spazio COMMUNIST WILL NEVER DIE
Car* valvonauta puoi essere cert* che non parli con una persona che ha le idee confuse. Penso tu abbia capito che non mi reputo un comunista (termine ormai direi fuori luogo qui in Italia, malgrado la grande eredità storica che non ne rinnego). Riguardo poi a una presunta incompatibilità tra il non appartenere a una certa ideologia politica e l’uso di un termine come “compagno”, che fa parte del retroterra culturale di tutta la nostra sinistra italiana, beh, non vedo dove sia il problema. Quando i tempi cambiano, bisogna sì cercare nuove parole, ma bisogna essere anche capaci di dare nuovi contenuti a termini che, altrimenti, restano dei contenitori vuoti. Ebbene, scusami se ti cito lui, può sembrare un po’ banale e stereotipato, ma mi ci ritrovo appieno. “Se lei è capace di tremare di indignazione ogni volta che viene commessa un’ingiustizia nel mondo, allora siamo compagni”.