Domani si svolgerà una manifestazione organizzata dall’UdS per protestare contro le condizioni della nostra edilizia scolastica e per la sorte di Vito Scafidi. Le scuole di Agropoli, con parere unanime dei propri rappresentanti, hanno deciso di non aderire a questa mobilitazione. Vogliamo infatti evitare che vi possa essere qualsiasi forma di speculazione e strumentalizzazione di parte sulla morte di un ragazzo come noi e sul cordoglio dei suoi familiari e dei suoi compagni.
Crediamo che oggi, invece di fare tanto trambusto, il modo migliore per ricordare Vito ed essere vicini ai suoi familiari e a tutti gli studenti feriti del Liceo Darwin, è il silenzio.
Gli unici a dover parlare e fornire una risposta sono ora i responsabili di questa strage, coloro che dovevano vigilare e non l’hanno fatto, la politica, di destra e di sinistra, che ha ignorato la situazione delle nostre scuole, tagliato progressivamente risorse e prorogato la 626/94. Il governo, il cui leader ha parlato di “fatalità“, ha continuato a ridurre ulteriormente i fondi deputati all’edilizia e non è stato presente al funerale di Vito. Forse meglio così.
Noi, invece, dobbiamo rispettare il cordoglio e la rabbia. Dobbiamo prevenire altri episodi di questo tipo, dando risposte serie ed efficaci. Non credo che una manifestazione di piazza lo sia, sinceramente. Il problema che affligge l’edilizia è grave e complesso, in parte è dovuto a una precisa volontà politica e a una scarsa attenzione dei governi, in parte è causato dalla mancanza di fondi degli enti locali e dalla difficoltà a intervenire su tutti gli edifici da mettere a norma.
Riteniamo tuttavia che una risposta progressiva e reale c’è.
- Un’anagrafe degli edifici scolastici;
- un piano straordinario sull’edilizia e la messa in sicurezza da un miliardo di euro;
- l’individuazione delle priorità di intervento, un maggiore monitoraggio da parte degli enti locali e un intervento in tal senso delle Consulte Provinciali degli Studenti.
La domanda vera è: noi, ad Agropoli, cosa possiamo fare? La risposta è semplice. Possiamo, come abbiamo sempre fatto, portare avanti un dialogo chiarificatore con l’amministrazione, i tecnici, l’Assessore Provinciale alla Scuola Pasquale Stanzione, le parti sindacali, i dirigenti scolastici. Possiamo essere noi gli “ispettori” attenti a monitorare queste situazioni, possiamo portare avanti un controllo istituzionale serrato e a cadenze mensili con le parti in causa, per redigere, alla fine dell’anno scolastico, un quaderno bianco dell’edilizia scolastica della nostra Città.
Se ognuno nel suo piccolo si dedicasse a questi problemi, ce ne sarebbero molti di meno. Applicheremo questa linea e chiederemo che venga presa ad esempio dalla nostra Provincia, tramite un intervento e una proposta presentata alla Consulta di Salerno.
Il nostro appello è dunque non quello di urlare una tantum a squarciagola che lo status quo va cambiato, ma di lavorare giorno per giorno affinché si protragga un impegno quotidiano. E i responsabili non dobbiamo essere noi rappresentanti, non solo le altre parti, non solo i sindacati dei lavoratori e quelli studenteschi. I responsabili devono essere gli studenti tutti, tutti voi, tutti noi, senza eccezione alcuna. Non c’è bisogno di grandi azioni e di piazze piene, basta che ognuno presti interesse alla sua aula, al suo corridoio, alla sua scuola, alla sua Città. Basta una segnalazione, una parola, una richiesta, un’osservazione. Se fatta con costanza è più importante di qualsiasi mobilitazione.
La condizione necessaria per farci sentire è innanzitutto ascoltare, ascoltarci, essere i primi ad indignarsi non solo quando qualcuno muore, bensì costantemente. Un grande uomo della nostra Italia disse in punto di morte: “Compagni, proseguite il vostro lavoro… casa per casa… strada per strada…”. Era il 1984, sono passati 24 anni, quel messaggio è ancora valido, soprattutto per noi, per gli studenti, per i giovani, per chi oggi non facilmente si coinvolge. Noi ci proviamo, crediamo sia la strada migliore. Tolto questo, resta solo il silenzio. Il silenzio di chi soffre.

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