04
Gen
09

Abbiate Pietà

L’ultimo dell’anno un’immagine che vale più di mille parole. Oggi un’altra, altrettanto triste, ma l’indignazione cede il passo a ogni silenzio e mi è necessario parlare.

Gaza sta vivendo giorni di indicibili tormenti e, stando alle parole di Ehud Barak, non cesseranno così in fretta.

Da più di mezzo secolo la Palestina è umiliata, sconfitta, asservita, privata del diritto a uno stato, costretta alla diaspora, eppure non ha chinato la testa. Da anni Gaza è sotto assedio, stretta dalle morse dell’embargo, sfinita, sfiancata, logorata da uno scontro combattuto tra uno stato confinante e i suoi dirigenti democraticamente eletti. Da giorni è piegata e terrorizzata dalle bombe, dalla morte, dalla miseria. I suoi bimbi, il 50% della popolazione, vivono nell’incubo dei bombardamenti, rovistando tra i rifiuti, sopravvivendo nelle macerie, afflitti spesso, documenta l’Unicef, da gravi disturbi dovuti allo shock delle violenze. Da ieri Gaza e le sue innocenti vittime vivono la più grande e l’ennesima delle violenze, quella della propria terra calpestata dall’infibio straniero, invasa, rioccupata, ridotta nuovamente a teatro di scontro.

Da una parte uno dei migliori eserciti del mondo, Israele, una avanzatissima potenza militare, sta calpestando il diritto all’esistenza di un popolo. Dall’altra Hamas, rappresentante di quel popolo oppresso, impegnata in una folle, terroristica, fanatica, rudimentale lotta, condotta per mezzo di primitivi razzi (Qassam e Grad), che difficilmente producono danni. Beninteso, ciò non giustifica il loro utilizzo, ma palesa la sproporzione della reazione israeliana (19 i morti israeliani dal 2000 a oggi, circa 900 quelli palestinesi dal 2006).

E chi ne fa le spese, infatti, è l’inerme popolazione palestinese, principale vittima dei raid, dei massacri, delle bombe, dell’invasione, dell’embargo. Non solo uccisa, bombardata, massacrata. A questa gente sono negati corrente elettrica, acqua, cibo, aiuti umanitari, medicinali, cure, bloccati al confine dall’esercito israeliano per evitare, a loro dire, che vadano ai miliziani di Hamas feriti.

I Palestinesi sono vittime di uno stato arrogante e violento, che reprime nel sangue un popolo con il pretesto della propria autotutela e della lotta al terrorismo islamico. D’altra parte, la popolazione dei Territori Occupati paga il suo appoggio a un gruppo fondamentalista, islamista e antisemita quale Hamas. Nonostante la natura di Hamas, tuttavia, non è giustificabile né accettabile la condotta repressiva dello stato israeliano. Come scrive Abdel Nur su Haramlik:

è necessario rammentare che non è questo il punto, oggi; ci fossero pure i cannibali, a Gaza, oggi non è questo il punto. Ci sono centinaia di persone già massacrate; migliaia ferite, e Dio soltanto sa cos’altro c’aspetta.
I distinguo, le digressioni, le recriminazioni, oggi sono comunque fuori luogo. L’unica cosa da dire è: “No”. Il tempo dell’analisi culturale era prima, e sarà, senz’altro, dopo. Non ora.
Ma Iddio sa meglio.

La retorica politica, gli analisti-opinionisti-editorialisti, i comunicati ufficiali, il sionismo, i neocon, le voci benpensanti nostrane ed estere, non possono parlare di fronte all’immane tragedia che si sta consumando. Non v’è retorica che tenga di fronte alla sofferenza, ai pianti, alle esplosioni, alla morte.

Leggo su “l’Unità” di oggi l’intervista allo scrittore israeliano Abraham Bet Yehoshua. Parole sconcertanti: “Non accetto lezioni di moralità, noi non siamo i carnefici dei Palestinesi, è Hamas che tiene in ostaggio un popolo”.

Quanta ipocrisia e veleno stillano queste parole, l’ipocrisia di Israele, che prima alimenta in tutti i modi il malcontento e la delegittimazione di Fatah e di Abu Mazen, a favore dell’ala più estremista e jihadista del popolo palestinese, Hamas, per poi non riconoscerne l’autorità né il governo, peraltro democraticamente eletto. Di più, Israele tortura e uccide oggi la Palestina, la sua libertà, la sua dignità, nascondendosi dietro il paravento del terrorismo – v’è da ammettere palese – di quella stessa Hamas che al suo esordio lo stato sionista ha sfruttato per sconfiggere la più moderata Fatah.

Oggi mi appello ancora a voi, gente occidentale. A non cedere alla facile retorica, a non cadere in troppo comodi luoghi comuni, a non guardare ad Hamas come ai Palestinesi e viceversa, a non giustificare il sionismo che oggi insanguina la Palestina.

Siate liberi di capire, di osservare con indignazione questa invasione, di vederlo per quel che è: un genocidio, un massacro, un crimine contro un popolo e contro l’umanità.

E soprattutto, abbiate Pietà.

Palestina Libera.


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