Libri sul comodino: “Genius Loci”, di F. Bevilacqua
Mi trovavo ieri a passeggiare tra le vie caratteristiche di Diamante, piccola perla della costa cosentina, malgrado l’invasione vandalica che subisce da parte di orde di turisti in questa parte dell’anno. I pochi giorni che mi consento (saltuari e singoli, mai villeggiatura) di trascorrere in questo borgo mi danno il doppio piacere della compagnia di una persona a me cara e della permanenza in una terra di profondo interesse, non poi così lontana culturalmente dal mio Cilento.

Listino: € 8,00; Editore: Rubbettino; Collana: Focus; Data uscita: 24/03/2010; Pagine: 80, brossura; Lingua: Italiano; EAN: 9788849825916
Ebbene, tra le stradine e le vecchie case con i loro murales, si trova una piccola libreria, nient’altro che una piccola stanza piena di volumi più o meno noti, tutti indissolubilmente legati a quella terra calabra.
Negli scaffali di questo piccolo venditore, ho trovato un libro di Francesco Bevilacqua, “Genius Loci – Il dio dei luighi perduti”. La descrizione, sul retro, recitava così:
“Quando oggi si parla di Genius Loci si ignora, generalmente, il significato originario di questa strana e affascinante locuzione. Essa viene per lo più usata da architetti e, in particolare architetti paesaggisti, come una metafora, per definire l’identità di un luogo, sia esso urbano o extraurbano. Rare sono le sue tracce in opere letterarie o in saggi estetici e filosofici. Tutto questo non scioglie l’enigma su quale sia, in effetti, il significato originario di Genius Loci. E, soprattutto, resta il dubbio se il Genius Loci, che rappresentava originariamente una divinità, possa ancora trovare un posto nella nostra società desacralizzata. A queste domande offre una risposta questo libro, che torna indietro nel tempo, alla ricerca delle origini della divinità perduta, viaggia lentamente, attraverso letteratura, architettura e filosofia, per capire quale filo rosso leghi tutti coloro che hanno testimoniato, nelle varie epoche, la persistenza segreta di quella divinità, e ci porta finalmente al suo disvelamento.”
In effetti il libro offre un punto di vista interessante per riuscire a cogliere quella personalità del luogo che, soprattutto in un paese architettonicamente e urbanisticamente arretrato come il nostro, rappresenta un must della pianificazione paesaggistica e ambientale, nel tentativo di preservare, tutelare e sovente recuperare la presenza numinosa che ancora aleggia talvolta nei luoghi della nostra Italia. Anche attraverso un excursus storico-antropologico-mitologico (in parte noto ma sempre piacevole per chi ha una formazione classica, nuovo e necessario per i “profani”) e tramite un percorso ricco di citazioni e riferimenti a illustri autori e tecnici, Bevilacqua non traccia soltanto una tesi, una proposta, un quadro del Belpaese e della sua Calabria: pregna di profonda spiritualità e di ricerca laica di una presenza immanente le pagine del suo testo, insegnandoci che la tutela del locus e del suo genius non è fatta solo di tecnicismi, ma anzitutto di un profondo sentire interiorizzato dall’individuo.
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